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Vuote Parole

Per supplire al mio dolore/Chiamandole poesie/Mi rifugio in vuote parole

Le visite nel mio blog...

April 09

L’UNICA COSA CH’IO POSSO OFFRIRTI

...a colei che raccolse il mio corpo suicida per farne il prorpio amore...
...a colei che mi diede la forza di camminare ancora...
...a LEI...la MIA lei...ora...per sempre...finchè scorrerà in me vita... 
 
 

Cosa posso offrirti io

Se non la mia poetica

Vuote parole

Su vuoti bianchi spazi

 

Cosa mai potrà restarti di me

Se dovessi morir d’improvviso

Cosa se non queste vuote,

insignificanti parole

 

Son esse

Il riflesso più puro di me

Ch’io posso offrirti

In nome del mio amore

 

Son esse forse concetti

Forse pensieri mal espressi

Forse inutili tentativi di raccontarmi

Forse son solo semplicemente Io

 

Perché sono come sono

Incapace di comprendere me stesso

 

Perché son d’amor morto

Non so nemmeno io quando

 

Cosa posso dunque offrirti io

Se non il dolore in me insito

Che spero tu nemmeno comprenda

Per non aver paura della mia vita

 

Cosa potresti tu comprendere

Della mia possibile morte prematura

Se non queste semplici parole

Che d’amor forma riempiono il vuoto di esse

 

Questo riflesso che ti offro

Quanto potrà mai valere per te

Esso mai sarà canzone

Che tu potrai gustare in compagnia

 

Questi aborti di pensieri, miei

Scorrono lungo la linea del tempo

Senza lasciar tracce in nessuno

Nemmeno in me che di essi muoio

 

Perché io corro sulla linea della morte

Per sentirmi vivo, almeno un istante

 

Perché questa linea sei tu

Nemmeno so io da quando

 

Cosa posso offrirti io?

Cosa posso lasciarti?

Cosa posso fare affinché tu ti ricordi di me?

 

Solo questo mio vuoto

Solo queste mie parole

Solo questo mio dolore

 

In questo solo

Puoi me ritrovare

Quando desideri

 

È poco, lo so

Ma questo so dare

Solo una vuota poetica
 

March 31

ALLA MIA MAMMA

 

GUARDAMI MAMMA

 

Guardami mamma

 

Mi hai sempre voluto felice

Sempre mi hai soccorso

Sempre amato follemente

 

Invece son solo

Di morte destino

Sofferto come pochi

Rifugiato nella desolazione

 

Guardami mamma

 

Ci hai sempre provato

A mantenermi puro

Ignaro del dolore del mondo

 

Invece diventai una puttana

Che gratuitamente si vendeva

Ad orgasmi blasfemi

Violenti ed immorali

 

Guardami mamma

 

Mi hai educato

Come il figlio d’un Dio

Come pochi avrebbero saputo fare

 

Invece misi da parte

L’educazione tanto amata

Per divenir il figlio d’un demonio

Di gelida maschera sul cuore

 

Guardami mamma

 

Mi hai insegnato

Tante belle cose

Sul buon Dio nostro signore

 

Invece ora lo calpesto

Gli sputo addosso il mio sangue

Vorrei vederlo morto

Ancora una volta

 

Guardami mamma

 

Mi hai sempre intimato

Di tenermi lontano dalle droghe

Degne solo dei deboli

 

Invece esse furono per me

Salvezza divina

Santa provvidenza

Per evitar la morte

 

Guardami mamma

 

Guarda il mio corpo

Di ferite coperto

 

Guarda più a fondo

La corruzione dell’anima mia

 

Guarda quel che sono

Il contrario di quel che adori

 

Guarda i miei occhi

Gonfi di follia malata

 

Guardami mamma

Guardami da lontano

Non seguirmi nel buio

Non aver paura per me

 

Non piangere mamma

Non ne vale la pena

È il mio destino

Non versare altre calde lacrime

 

Amami mamma

Non smettere di farlo

Qualunque cosa mi destini la follia

Qualunque cosa mi faccia

 

Non odiami mamma

Non dovrai farlo

Il giorno che mi troverai morto

Dopo una partita alla roulette russa

 

Guardami mamma

Son sempre io

Il tuo tesoro

Anche se corroso dalla pazzia

 

 

 

MADRE

 

Sempre un dolce gesto

Sempre una parola gentile

Sempre uno sguardo complice

 

Daresti la vita per me

L’hai già data

Tutta

 

Quanto amore

Dietro inutili e banali parole

Dietro ai gesti più semplici ed immediati

 

Tutta la vita tua

A me dedicata

Solo a me

 

E piango oggi

D’un pianto profondo e disperato

Per ogni dolore che t’infliggo

Per ogni mia deviazione

 

Tutta per me

Incondizionatamente

La vita tua

 

Ogni tua lacrima

È la morte d’un Angelo

Ogni tuo dolore

Una ferita di Dio

 

Assoluta

Santa presenza

Bella come nessuno

 

Madre mia 

March 05

SE TU FOSSI

Se tu fossi

L’acqua di sorgente pura

 

Disseterei le mie membra

Laverei con cura il mio corpo

Felice del tuo dono divino

Annegherei in te la mia vita

 

Se tu fossi

Vento caldo del sud

 

Scalerei una parete rocciosa

Chiuderei gli occhi e spalancherei le braccia

Esaltato di perdermi nella tua brezza

Lascerei cader giù il mio corpo

 

Se tu fossi

Il mutevole fuoco

 

Mi avvicinerei a te lentamente

Riscalderei il gelo del cuor mio

Intimorito dalla tua mutevole distruttività

Mi farei bruciare e divenire cenere

 

Se tu fossi

La droga più letale

 

Mi divertirei in tua compagnia

Manderei giù la tua chimica

Incosciente abuserei di te

Per estinguermi di overdose

 

Se tu fossi

La crudele morte su croce

 

Mi farei frustare mille volte e più

Mi farei umiliare da pezzenti

Da essi nudo immobilizzare

E godrei dei chiodi nelle mie carni

 

Se tu fossi

Quel che sei

Mio dolce fiore

Circondato di neve

 

Semplicemente con te l’amore più bello farei

E in tua compagnia aspetterei la morte

February 05

RITORNO ALLA MADRE

Osservo fuor dalla finestra

Candidi fiocchi cader

Dono delle divinità di Orione

Che silenziose ci osservano

 

Scorgo tra la neve

Il mio cadavere

Coprirsi lentamente

Ancora un poco caldo

 

Millimetro dopo millimetro

Il corpo perde la sua forma

E diviene origine

 

Secondo dopo secondo

Si avvicina la fine

Coperta con grazia di madre
 

 

January 28

§-RIVALSA DELLA MIA SUPERIORITA'-§Dedicato ad alcuni "amici" che ancora una volta mi hanno ferito...per l'ultima volta...

Mi vien quasi da piangere. È sempre stato così, ma non ho mai capito perché la cosa mi abbia sempre ferito in questo modo.

Chi vi credete di essere? Chi cazzo credete di essere?

Siete solo dei patetici omuncoli insignificanti, siete carne da macello, merda non riciclabile. E voi, con il vostro più che modesto quoziente intellettivo, avete il coraggio di prendermi come uno di voi e di trattarmi come l’ultimo degli stronzi? Con che diritto? Mi fate ridere. Mi fate vomitare. Mi fate venir da piangere per quanto siam insulsi noi uomini. Ma infondo cosa vorreste capire voi dei miei pensieri? Con la vostra mentalità piatta e ristretta non riuscirete mai a intuire nemmeno una minima parte dei miei cieli, dei miei abissi, delle mie diatribe interiori. Siete come le bestie guidate dall’istinto del sangue, del guadagno. Ma abbiate timore qui io vi dico, son bestia io quanto voi e forse anche di più, ma non è questo che dovete temere. Perché oltre alla bestia in me dimora Dio, un Dio fottutamente realista, nulla a che vedere con la vostra maledetta marionetta in croce. Ridete. Ridete! Ridete!

Persone che non vi degnerebbero di uno sguardo e di nemmeno mezza attenzione son quelle che mi stimano, proprio quelle che intuiscono almeno una parte dei miei abissi. Voi marcite nella vostra pateticità di massa. Siete solo massa, una massa di merda, ecco cosa siete, un’accozzaglia di stronzi ignoranti. L’ignoranza dovrebbe essere un pretesto più che giusto per una guerra. Gente come me dovrebbe riunirvi in campi di concentramento e finirvi sotto atroci sofferenze, dovrebbe impalarvi, mettervi in croce.

Io mi odio, mi odio dal più profondo della mia anima. Mi torturo e mi mischio col fango. Ma di certo non posso accettare che gente della vostra risma possa farlo. Ma non sono indulgente, a nulla le parole di spiegazione, io vi metto in croce! Per l’ignoranza e la stupidità si dovrebbe morire. Per lasciar spazio a chi merita più di voi di soffrire questa vita, di soffrire tormenti divini che nemmeno vi immaginate.

Lasciatemi lo spazio necessario per tagliarmi le vene, non vi voglio vedere, non dovete violentarmi con il vostro sguardo insulso, mi violento abbastanza già da solo. E quando giocherò ancora una volta alla roulette russa con ubriachi e drogati di sofferenza sociale, socialmente pericolosa, allora potrò finire come un pezzo di carne. Potrò finir ammazzato, e potrò veder il mio corpo nel Lambro. Ma mai potrete intuire gli spazi infiniti che lì mi potranno portare. Ridete! Ridete maledetti! Ridete di questo “figlio del Diavolo”.

Io vi sputo addosso, pesto con i miei tacchi a spillo le vostre ossa (quale dolce rumore), violento le vostre bambine e le vostre mogli, sputo addosso ai vostri genitori, io vi anniento.

Sono il vostro Hitler!!!

Sono il vostro Stalin!!!

Sono il vostro Anticristo!!!

Sono tutto ciò che odiate e tutto ciò di cui avete paura.

Sono quello che voi mai potrete essere, sono ME STESSO…
 

 

January 25

VIAGGIO

Finisce questo viaggio

Solitario e triste

Tra antichi splendori

 

L’anima mia comincia

Ad avvertire l’odore nauseabondo

Della deprimente Milano

 

Dove son stato?

Alla ricerca di cosa?

 

Camminai solo

Per strade sconosciute

Perdendomi tra la folla

 

Scattai molte foto

Alcune davvero stupende

In nessuna di esse son presente

 

Son stato forse via?

Mi son forse illuso d’esser libero?
 

 

October 30

La nostra generazione (II)

Mi si avvicinò con aria minacciosa, e ancor prima di comprendere cosa stesse succedendo mi ritrovai steso a terra, sanguinante in viso, il cervello intontito dal dolore e incapace sul momento di muovere un solo muscolo del corpo. Guardai verso il mio aggressore e ancor una volta la mia schiena venne attraversata da brividi, le mie mani cominciarono a tremare, e il viso mi si coprì di sudore nonostante il freddo penetrante. I suoi occhi gelidi mi fissavano spalancati all’inverosimile e la bocca un poco dischiusa in un ghigno mi fecero intuire il pericolo nel quale mi ero venuto a trovare. Mi rialzai subito, ancor tremante, sentii le ginocchia deboli. Pensai che non fosse possibile che un essere umano potesse trasmettere tanta malvagità al prossimo.

Lasciatomi alzare senza opporr resistenza, partì nuovamente all’attacco. Venni investito da una scarica di calci e pugni tanto potenti quanto precisi, sentii le mie ossa stridere sotto quei colpi dettati da una ferocia a me in quel momento inspiegabile. Mi ritrovai nuovamente a terra, stroncato da un calcio laterale che cadde preciso sulla mia tempia, e per un istante stetti per svenire.

-Alzati!- urlò lui rabbioso, vedendomi contorto dal dolore per terra.

Ancor una volta quei occhi iniettati di violenza mi fissarono gelidi e folli. Presi allora un respiro, mi rimisi in piedi, mi tolsi la giacca e, mettendomi in guardia, gli dissi di farsi avanti.

Per anni praticai le arti marziali, e molte volte affrontai combattimenti con avversari fortissimi e motivati, ma mai come quella sera mi stupii dell’abilità di un mio nemico. Non erano i suoi movimenti dettati da nessun stile, era palese che nonostante la precisione e la potenza di quei suoi colpi l’uomo che avevo di fronte fosse un autodidatta, ma nonostante questo per alcuni lunghi minuti non riuscii nemmeno a sfiorarlo. Fui pervaso dalla paura e dall’angoscia, ma a differenza di come accade a molti, quei sentimenti appesantirono soltanto i miei colpi.

Quando finalmente riuscii a sbatterlo a terra, per un istante mi sembrò di vederlo sorridere, ancor con quegli occhi folli e gelidi, ma sembrò proprio stesse sorridendo,di un ghigno di piacere malato. Non ebbi nemmeno il tempo di pensare a cosa stesse veramente accadendo su quel volto, poiché con un’agilità animalesca me lo ritrovai nuovamente contro.

Fu uno scambio di colpi grandioso, schizzi di sangue abbellirono il marciapiede sul quale ci trovavamo, per poi venir cancellate da quella pioggia leggera che d’improvviso diventò un acquazzone. Non so dir ora per quanto continuammo, posso solo ricordare la dolce sensazione che ad un certo punto pervase la mia mente. Ancor oggi non so come spiegare la sensazione di pace che provai quella sera, una pace assoluta, una pace contorta, ma talmente intensa che rimase nel mio cuore, e ci resterà per sempre, in ricordo di quella sera che annunciò l’inizio di una nuova vita per me, di una nuova epoca.

Infine il mio aggressore si piegò sulle ginocchia e cadde sul gelido cemento, privo di coscienza. Mi abbassai per prendere la mia giacca da terra, non con poca fatica, e solo allora mi resi conto che ero circondato da decine di ragazzi dallo sguardo bieco, ognuno in sella ad una moto. Non riuscii a capire cosa stesse succedendo, ma non mi ci volle più di un istante per capire che non mi avrebbero lasciato andar via indisturbato.

Scesero allora dai loro bolidi, alcuni tirarono fuori coltelli, altri spranghe, altri ancora catene, e poi sfollagente, tirapugni, o semplicemente bottiglie vuote. Mi sorpresi che una tale scena non provocò in me nessuna paura, se paragonata a quella che mi suscitarono gli occhi del ragazzo steso alle mie spalle. Mi vidi tutti loro venirmi contro.

Non ricordo più oggi cosa pensai in quei istanti terribili.

Si fermarono tutti ad un certo punto, e un braccio mi cinse il collo con una forza inaudita.

-Non ti muovere se non vuoi finir ammazzato- mi sussurrò nell’orecchio la voce di quel ragazzo che ancor pochi istanti prima era svenuto alle mie spalle, poi solo un dolore lancinante giunse al mio cervello e quella sera per me finì.

Mi svegliai il giorno dopo steso sul letto d’un ospedale.

October 21

La nostra generazione (I)

Seguendo la sua indole distorta, ed il suo istinto, quella sera morì. Non ci fu nulla da fare, morì ancor prima che il suo corpo fosse trasportato al vicino ospedale.

Io quella notte ero su quell’ambulanza, vicino al suo corpo, osservando i suoi ultimi istanti, incapace di reagire a quanto stesse succedendo. Era cosciente, ancor poco prima di spirare, ancor pochi istanti prima mi sorrise, mi guardò negli occhi, e cercò la mia mano con la sua.

Due giorni dopo vi furono i funerali, ai quali non parteciparono i suoi genitori. Pensai che non li desiderasse nemmeno lui, ma in quel momento mi sembrò comunque una cosa triste.

Al loro posto vennero, oltre me, decine e decine, forse centinaia, di ragazzi ai quali lui dedicò la sua intera esistenza, non vennero risparmiate lacrime così come non vennero risparmiati gli insulti dettati dal dolore dei presenti. Forse solo io riuscii a capire il vero motivo di quella morte tanto assurda, la morte di un individuo dal cuore straziato che ad alcuno mostrò mai il suo dolore, se non a me, in un’unica occasione. Era lui il simbolo di una generazione, la nostra generazione, una generazione forse malata e corrotta agli occhi estranei al nostro ambiente. Forse in pochi oltre i presenti a quel funerale avrebbero speso buone parole su quell’uomo, forse nemmeno i suoi genitori ne sarebbero stati capaci, forse non ne sarebbe stato capace nemmeno lui.

 

-Alla fine ti ho trovato- mi disse quella sera un ragazzo sconosciuto, scendendo dalla sua moto nera come la pece, avvicinandosi a me minaccioso.

Quella sera per la prima volta vedi quel viso chiaro, dai agghiaccianti occhi del color del ghiaccio, il corpo possente e nerissimi capelli scombinati che sembravano mai esser stati pettinati. Una lunga cicatrice attraversava il suo zigomo sinistro, e un giubbotto di pelle nera ormai logoro dal tempo davano a quell’uomo un’aria sinistra e pericolosa.

Fu una delle rare volte che sentii i brividi corrermi lungo la schiena, annunciatrici di un pericolo che una persona normale non sarebbe mai stata in grado di trasmettere.

Fu il mio primo incontro con Shun, sotto una leggera pioggia che ben presto sarebbe stata macchiata di caldo sangue, una sera qualunque di dicembre.

 

October 15

A volte ritornano...

Shabui ha attraversato un periodo molto intenso.
S'è tenuto ben lontano da questo mondo virtuale, sia per mancanza di memoria di esso che per mancanza di tempo fisico.
A giorni tornerà, con il primo capitolino di un racconto ancora in stesura.
Ultimamente lo Shabui ha parecchio pensato alla corruzzione generale della propria generazione, provata anche in prima persona.
Una corruzzione reale quanto poetica, tanto negativa quanto sublime.
E su questo cardine s'incentra il racconto da lui scritto. Nulla di impegnativo, nulla di complesso. Solo uno spacco sulla Nostra generazione, una generazione folle, assurda, sognatrice, nella quale tutto è lecito per un concetto discutibile di "bene"...
 
Shabui
 
 

August 20

SOLO PER TE

 

Solo per te

Ogni lacrima che verso

Nascosto nella solitudine

D’una calda giornata

 

Solo per te

Ogni mio dolore

Nascosto nella tristezza

D’una fredda notte

 

 

Solo per te

Ogni mio piccolo sorriso

Nascosto dietro una maschera

D’un cuore spaventato

 

 

E mi ricopre il calore

D’una neve infinita

Vestita di cremisi stelle

 

 

Solo per te

La dolce calura del sole

Fonte di vita e fonte di morte

 

Solo per te

La pallida luna piena

Vena di mielati momenti d’amore

 

Solo per te

Le tre divinità di Orione

Araldi del tuo chiarore

 

E cado nel sonno più profondo

Vegliato dal tuo sguardo d’amore adorno

E dolci sogni colmano il cuor mio spaurito

E una sol tua carezza basta a salvarlo

 

Solo per te

Tutti i girasoli di questo mondo

 

Solo per te

Tutti i mari di questo globo

 

Solo per te

Tutta la vita di questo luogo meraviglioso

 

E dalla mia ragione queste parole

Forse poco significative e forse poco accorte

Che solo come un giuramento a te voglion suonare

E inno e lode di te presuntuosamente voglion diventare

 

SHABUI -15.07.2007-

 

August 08

Solo una volta ancora

Potrò io volare?
Potrò mai recuperare
Ali perdute
Distrutte?
 
Potrò innalzarmi
Nella notte piovosa
E osservare
Dall'alto?
 
Potrò mai
Ripulirmi del fango
Che appesantisce
Le mie cicatrici?
 
Solo una volta ancora
A costo di morire
Vorrei volare
Piangendo sotto la pioggia
E cadendo dolcemente
Sorridendo
Un'ultima volta 
 
 
SHABUI -07.08.2007-
 

 

July 25

AMORE

Altro non è l’amore che reciproca abnegazione di spirito e corpo, il reciproco desiderio di dare piacere all’altro in qualsiasi situazione.

 

 

Altro non è l’amore che un bacio dato nel momento in cui nessun altra azione potrebbe rendere gradevole un momento infelice della persona amata.

 

 

Altro non è l’amore che una carezza che asciuga una nostra lacrima.

 

 

Altro non è l’amore che desiderio reciproco di affrontare insieme i dolori della vita, personali e di coppia.

 

 

SHABUI -1807.2007-

  

June 18

SPROFONDO

Ti senti sprofondare
Giù, in basso
Sempre e solo nel buio
Giù, sempre più

Adori la noia
Esalti l'apatia
Elevi a sacro il dolore

Sprofonda uomo
Sprofonda nel nero piacere
Sprofonda nella disperazione
Sprofonda in te stesso

Adora il nulla
Esaltati nel nichilismo
Elevati nel tuo sangue

Soffri
Soffri
Soffri...e muori


SHABUI -18.06.2007-

 

June 12

IL SOGNO DI TE (questa è per te amore)

Mi alzo al mattino e ti vedo al mio fianco, ancora che dormi, con la bocca un poco dischiusa, e i capelli scompigliati. Rimango ad osservarti tra estasi e divertimento. Ti accarezzo il viso, i capelli, ti sfioro le belle labbra. Tu ti muovi appena, cambi posizione, e io faccio attenzione a non svegliarti mentre colgo l’occasione del tuo movimento per scivolare via dal letto. Apro piano la porta della camera ed esco sul balcone a fumarmi una sigaretta. Il sole splende forte, in strada quasi nessun rumore mi distoglie dalla contemplazione della mia felicità. Gli uccellini creano una sinfonia perfetta per il mio cuore. Tiro lentamente il tabacco, ne assaporo l’aroma, rimango così al sole.
Rientro in casa, in cucina, preparo caffè per me e caffèlatte per te, troppo delicata per la rudezza del sapore di caffè. Scaldo dei cornetti in forno e metto la marmellata su delle fette biscottate. Oggi mi sento davvero bene. Oggi sono felice. Ogni giorno con te è così stupendo, ogni problema svanisce nel momento in cui ti ritrovo nel mio letto al mattino, così piccola e indifesa, rannicchiata contro il mio petto.
Metto il mio preparato su una tazza, la cucina viene pervasa dall’aroma di cornetto e caffè fumanti ancora. Così, con in mano la tazza rimango ancora un attimo indefinito a guardare fuori dal balcone, non mi son mai reso conto di quanto fosse bella la luce, così luminosa da penetrare in fondo al cuore, riscaldandolo lievemente.
Entro in camera, e non posso far a meno di sorridere vedendoti ancora accoccolata a te stessa col braccio sinistro disteso dalla mia parte del letto, alla vana ricerca del mio corpo. Quale stupenda immagine di te così messa, con addosso solo una camicia da notte viola scuro, coperta solo, e in parte, da un leggero lenzuolo. Appoggio la tazza sul mobiletto di fianco al letto e mi siedo su esso. Ti accarezzo il capo del colore dei raggi del sole, e le mie dita rimangono imprigionate tra i nodi creatisi nei tuoi capelli durante la notte. Vedo che muovi le labbra, come se stessi parlando in sonno, ma non riesco a comprendere alcuna parola. Il mistero accende il desiderio. Decido di chiederti cosa stessi sognando una volta sveglia.
Ti bacio la fronte, spostando accuratamente i tuoi capelli, ti bacio gli occhietti ancora chiusi e un poco lacrimanti dal sonno, ti sfioro appena le labbra con le mie. Tiro le tende e faccio entrare nella stanza quella luce stupenda già assaporata sul balcone. Illuminata dai raggi del sole sei stupenda, divina piccola creatura tramite per l’assoluto. Metto su una canzone dolce quanto te e degna di svegliarti ((They Long To Be) Close To You), mi risiedo sul bordo del letto, mi allungo verso di te e, appoggiando le mie labbra al tuo orecchio, ti sussurro dolci dolci parole. Mi rispondi con uno sbadiglio appena concesso, aprendo gli occhietti a fatica per ripararli dalla luce, e stiracchiandoti le braccia verso di me, cingendomi con esse il collo e avvicinandomi a te, baciandomi intensamente.
-Buon giorno amore- mi dici.
Io ti concedo solo un sorriso, guardando divertito la tua vera bellezza al risveglio.
Ti porgo il caffèlatte e un cornetto ancora caldo. Mangi seduta appoggiandoti al bordo del letto e della parete. Io assaporo l’aroma del caffè senza distogliere lo sguardo dal tuo faccino contorto ancora dal sonno, quale gioia.
Con la coda dell’occhio guardo l’orologio e mi rendo conto che sia tempo di cominciare a prepararsi per andare a lavoro. Esco, vado a lavarmi e rientro in camera per vestirmi. Ti trovo in piedi, mi abbracci e mi baci, e facendomi notare che non sia ancora così tardi mi chiedi di fare l’amore. La mia resistenza di fronte a te è davvero piccola, amore. Butto per terra i vestiti coi quali avrei dovuto vestirmi e mi adagio con te a letto, baciandoti dolcemente. Facciamo l’amore. Quale stupenda sensazione poterti avere nella mia vita, non mi importa di fare tardi a lavoro, desidero solo fare l’amore con te. Per lavorare abbiamo una vita intera davanti, per cogliere certi momenti così assoluti di questa vita solo pochi istanti per optare una decisione.
Arrivo a lavoro con poco più di un’ora di ritardo, chiedendo scusa al capo e inventandomi qualche piccola scusa credibile col sorriso in viso. Per fortuna che il mio capo sia una persona molto comprensibile. Mi metto a lavoro, guardando ancora una volta quel sole così accecante e facendomi riscaldare l’intimo dai suoi raggi.
Il solo pensiero di poter tornare a casa da te, amore, rende brevi le ore di lavoro.
Aspettami, torno presto…

SHABUI  -12.06.2007-

May 03

Imperturbabile

Imperturbabile prendo schiaffi.
Imperturbabile affronto tradimenti.
Imperturbabile assorbo la malvagità altrui.

Riversatevi su di me.
Se avete bisogno di uno sfogo.
Sputate, picchiate ed ammazzate.

Io resto imperturbabile.
Non vi odio.
Vi amo.

Imperturbabile mi pulisco dai vostri sputi.
Imperturbabile curo le ferite e i lividi.
Imperturbabile osservo il cuore mio creparsi.

Venite tutti insieme.
Assorbitemi nella vostra bolgia.
Ridiamo del dolore.

Io resto imperturbabile.
Non vi odio.
Vi amo.

Imperturbabile il mio triste sorriso.
Imperturbabile il mio corpo ferito.
Imperturbabile la mia rossa lacrima.

Io resto imperturbabile.
Non vi odio.
Vi amo.
Io vi ho permesso di ferirmi.
Donandovi la mia fiducia.
È colpa mia.
Solo mia.
Quindi colpite.
Io. Resto. Imperturbabile.


SHABUI -2.05.2007-