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March 27 Moderno Vagabondo ( I )Mi ricordo un giorno particolare di anni lontani, anni giovani e ormai oscurati da una triste pellicola di realismo. All’epoca fui sul punto di scappare per sempre dalla mia vita di tutti i giorni. Decisi, in lungo consiglio con me stesso, di abbandonare famiglia, amici, amori, lavori ed occupazioni.
Ricordo che uscii quel giorno di casa, deciso a non tornarci più. Era un giorno di primavera caldo e umido, e il sole annunciava con forza insolita un nuovo inizio per me, in ciò che fu successivamente un’estate torridissima. Appena varcato il portone del mio palazzo sentii il viso distendersi in un sorriso a me estraneo, che nessuno sicuramente avrebbe notato in quel momento, ma che per me fu come una liberazione pari a quella d’un ammalato che dopo giorni di malattia e costretto a letto immobile, si alza una mattina come rinato, come se mai avesse avuto nulla. Attraversai lentamente la via che conduceva alla più vicina stazione di bus con lo sguardo triste di chi dice “addio”, ma col cuore calmo di chi dice “ti amo”. Per anni attraversai quella strada, ma solo quel giorno notai una moltitudine di particolari finora ignorati. Vidi l’iscrizione di due iniziali circondati da un cuore su un albero a cui mai avevo dato importanza. Vidi una panchina su cui sedevano anziani intenti a discorsi d’altri tempi, tenuti con molta probabilità ogni giorno, o quasi, ma che a me giungevano per la prima volta. Vidi quei visi rovinati dal tempo, sciupati, brutti, quasi disgustosi, ma vidi anche il loro sguardo, calmo e profondo, imperturbabile a qualsiasi ostilità. E d’un tratto desiderai anche io, come loro, esser rovinato dal tempo e dalla fatica. Mi guardai le mani e vidi la pelle chiara e perfetta, soda e luminosa al sole. Mi guardai le gambe e sentii che mi avrebbero portato per miglia e miglia. E il desiderio del tempo scomparì con la stessa velocità con cui arrivò un istante prima. Di fatto ancor oggi, a distanza di anni, ricordo quei visi sorridenti, oggi sicuramente morti, in ogni loro stupefacente particolare. È proprio perché le cose hanno un limite fin dalla loro nascita tremenda che le amiamo. È proprio per quello che siamo disposti ad ucciderci con le nostre stesse mani per un istante soltanto, un istante che mai scorderemo finché avremo vita. Vidi vicino a quella strada un parco giochi per bambini che raramente ignorai anche in precedenza, ma per la prima volta notai ed osservai i bambini giocarci. Li vidi correre, ridere, piangere, litigare, fare i capricci, fare i cattivi con le mamme, urlare, battere i piedi per terra, scendere dai scivoli, salire sulle corde, sporcarsi di polvere e di sabbia. Vidi fare questo e molto altro a quelle piccole creature. Mille atteggiamenti differenti, ma con un minimo comune divisore chiamato genuinità. Quanto son idioti gli adulti che perdono tale dono. Quanto son idioti tutti gli adulti. Quanto son idioti i ragazzi che poco prima di diventar adulti snobbano un sorriso di bambino, per poi rimpiangerlo anni dopo. Nasciamo tutti stupendi come tutti diventiamo degli idioti. Poche son le leggi tanto valide quanto questa. Continuai a camminare lungo quella strada e mille piccoli particolari attraversarono la mia retina, piccole macchie sull’asfalto, piccole buche, alberi dai rami mutilati, un frammento di marciapiede irregolare, l’altezza dei cespugli a fianco di esso. Tutto era lì apposta per farsi vedere, apposta per darmi l’addio. Tutto accolsi, a cuor sereno e viso tranquillo. I miei lunghi passi divennero ancor più lenti, sempre più lenti, fino al momento in cui mi fermai al punto ultimo della strada in cui avrei potuto osservare casa mia. Rimasi così fermo per un tempo indeterminato, ma alla fine decisi di andarmene senza voltarmi. L’unica cosa che lasciai alle mie spalle furono delle piccole gocce che in fretta sarebbero scomparse grazie al sole, così da non lasciare segno alcuno della mia umanità. Raggiunsi in fretta la stazione dei bus, con passi veloci e decisi. Arrivai in anticipo riguardo al previsto, così decisi di entrare nel solito bar a prendere il solito caffè lungo. Salutai la proprietaria che benevolmente rise del mio enorme zaino, e mi chiese se stessi partendo. Le risposi che lo zaino era di un amico e che stavo per riportarglielo e che ci saremmo visti la sera stessa per l’aperitivo. Uscii salutando come di norma, sorridendo appena alla signora e ringraziandola come sempre per l’ottimo caffè. Uscito dal bar, perso nei miei pensieri a causa del famigliare odore del bar, fui riportato sulla terra da un incontro che avrei anche voluto evitare, ma che stranamente mi fece piacere. Colei che incontrai era la mia ragazza di quel periodo. All’epoca avevamo da poco festeggiato due anni insieme, e le cose sembravano proprio andare per il verso giusto. Lei era molto più giovane di me, ma mai sentii la differenza d’età e, anzi, spesso fui io a sentirmi in sua soggezione. Di fatto ciò mi accadeva un poco con tutti, quindi non è che fosse lei l’eccezione. Mi salutò baciandomi come sempre, sorrise come sempre, mi raccontò brevemente della sua giornata come sempre, si comportò esattamente come un qualsiasi giorno. La salutai baciandola come sempre, risposi al suo sorriso come sempre, ascoltai il breve racconto della sua giornata deridendola amorevolmente per situazioni in cui solo lei era in grado di cacciarsi, mi comportai esattamente come un qualsiasi giorno. Mi disse che stava giusto andando a casa mia e che aveva parcheggiato la macchina vicino alla stazione dei bus per prendere dei pasticcini. Ogni motivo era buono per lei di vantarsi di aver appena preso la patente, era il suo orgoglio. Era così entusiasta il giorno in cui la prese, e di fatto fu sempre un suo desiderio ardente. Mi chiese poi dello zaino. Sorrisi, la baciai sulla fronte, lei si scansò poiché diceva portasse sfortuna o cose simili, allora la baciai appena sulla guancia e le dissi di aspettarmi a casa mia con la mamma che sarei tornato immediatamente dopo aver sbrigato una faccenda. Lei mi chiese quanto ci avrei messo. Non risposi, le sorrisi e me ne andai. Lei mi gridò di tornare presto che mi avrebbe preso anche i pasticcini alla frutta che tanto amavo a quei tempi. La salutai con un altro sorriso, guardandola brevemente, giusto per imprimere nella memoria il suo viso. Ancor oggi se penso a lei mi viene in mente l’immagine di quel giorno. Mentre mi allontanavo da lei ripensai a tutto ciò che avessimo condiviso in quei due anni insieme. Fui sovrastato da una moltitudine di ricordi, momenti, situazioni, persone in comune e non che avevano contribuito alla nostra storia nel bene o nel male. Ma soprattutto ripensai agli inizi, difficili e turbolenti. Ripensai a tutto con gioia e nostalgia. Tuttavia in quel momento per me era già tutto finito, solo ricordi, solo dolci ricordi, dolcissimi. Aspettai ancora pochi minuti il bus con destinazione irrilevante ai fini del racconto, ma piuttosto lontana, ben ottocento chilometri. Mi persi nuovamente nei miei pensieri. Pensai se non avessi dimenticato di fare qualcosa di importante. Proprio in quel momento mi squillò il cellulare. Ancor prima di vedere il nome della persona che mi chiamava sul display già intuii la sua identità e decisi che solo ad essa avrei risposto. Il mio intuito non fallì, era proprio lui. Per anni mi ero abituato che mi chiamasse sempre quando ne avessi bisogno. Il fratello di una vita. Risposi al telefono e sussurrai appena un semplice “Addio” e “Grazie”, dopodiché spensi il telefono e lo gettai nel cestino per l’immondizia. Proprio in quel istante arrivò il bus che stavo aspettando. Salii. Chiusi gli occhi. Mi lasciai dietro definitivamente la mia vita. Mi persi nei miei pensieri, che nessun altro avrebbe più interrotto fino all’arrivo a destinazione. SHABUI -27.03.2007-
![]() March 21 Intervento fuori luogo...TaNtI aUgUrI a TeEeEe...
TaNtI aUgUrI a TeEeEe...
TaNtI aUgUrI a TeEeEeEeE...
Quando ero ragazzino, mi dicevano in molti, con tono di superiorità tipico di chi crede di essere la saggezza fatta persona, che a vent'anni non mi sarebbe rimasto nulla dei miei hobby e del mio modo di pensare di allora...
Beh, giunto a tale traguardo mi volto e concedo al mio passato uno sguardo veloce. Veloce perchè su certe cose è meglio non soffermarsi...veloce perchè è meglio evitare inutili fisse mentali...veloce perchè il lento guardare toglie quel tocco di oggettività che in questo momento mi serve...
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Vedo il me di 5-6 anni fa...com'ero diverso...
Ora sono tutto ciò che odiavo allora...desideravo fuggire da un certo tipo di vita con l'energia tipica di un quindicenne...avevo il mondo in mano...desideri, passioni, amori e rancori..."mostravo il terzo dito a chi mi diceva di andare piano" dice il testo di una canzone...
Ero pieno di energie per ogni cosa facessi...
Poi qualcosa cominciò ad incrinarsi...Venne il momento in cui la mia velocità mi fu fatale...e sentii un rumore di vetro infranto nel cuore...
Arrivò il tempo in cui tutto cominciò un lento processo di decomposizione...
Non sto qui a parlarne...poichè su questo spazio virtuale potete trovare più di quanto io possa ora dire...più di quanto io voglia dire...
Chi possa aver interesse, e spero che nessuno lo abbia per lo svolgersi della mia vita, può qui seguirmi qui nel mondo virtuale...
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Brevi parole...brevi parentesi...di cui quasi nessuno avrà colto il significato...se non chi mi sta vicino giorno dopo giorno...
Di fatto non è certo lo scopo di questo inutile intervento parlare della mia vita...
solo una cosa...
Sarò pure diventato tutto ciò che odiavo negli altri da ragazzino...ma sono ancora lo stesso ragazzino...che ama sognare...che si commuove sulle parole di Hesse...
Si belli...sono un ragazzino...e mi va bene così...'Fanculo alla vostra coerenza e alla vostra vita inquadrata...
Io.Me.Ne.Fotto.
Di fatto tra 4 ore mi devo svegliare per andare a lavoro...
"Ogni giorno timbro il solito cartello, ma penso sempre solo a quello: SUCCHIATEMI L'UCCELLO!!" ![]() March 04 Solo una telaImpugna il coltello Il mio corpo a terra Impossibilitato al movimento Afferra i chiodi Entro la dolciastra pozza Come scariche elettriche Impugna un'ultima volta il coltello Sei un'artista amore Sono una viva tela Quanto dolce appare Quanto dolce appare Quanto facile appare Quanto facile appare Ben conscio sono amore Poca cosa è la mia morte SHABUI -22.02.2007-
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