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    November 23

    CICATRICI

    Mi ritrovai senza vestiti. Per la prima volta mostrai le mie cicatrici ad una persona, per la prima volta le indicai una ad una. Per la prima volta vinsi la vergogna del risultato finale della mia sofferenza.
    Per tempo scatenai la mia innata violenza sul mio corpo, tagliandolo ripetutamente.
    Il colore del sangue è così rilassante, così eccitante.
    Rimasi di fronte a colei che cambiò la mia vita, entrandoci. Mi guardò dolcemente, con uno sguardo tenero, comprensivo e addolorato allo stesso tempo. Mi accarezzò il viso, senza dir parola. Io chiusi gli occhi. Baciò ognuna delle mie cicatrici, come per curare il dolore non da esse provocate, ma che ad esse mi portò. Amorevolmente. Continuò ad accarezzarmi il viso.
    “Ti amo” proferì il mio cuore. Fui pervaso dal più alto dei sentimenti. La dolcezza, a tratti addirittura imbarazzante, della mia amata si manifestò con tutta la sua grandezza, con tutta la sua purezza. Fui attraversato dai brividi. Brividi di gioia prima. Brividi di disperazione poi. Mi chiesi se veramente meritassi una persona così fantastica al mio fianco. Mi chiesi se potessi smettere di aver paura di star bene.
    Baciò infine la cicatrice che creai il giorno prima. Mi sentii avvampare dalla vergogna. Tanta dolcezza per una persona come me mi sembrò sprecata. Quale diritto avevo io di ottenerla?
    “Ti amo” disse nuovamente il mio cuore. Per tanto tempo furono quelle parole intrappolate in fondo alla mia coscienza. Per tanto non videro la luce. In quel momento la loro gabbia fu distrutta. Uscirono lentamente, quasi avendo paura che tutto fosse un sogno e che al minimo rumore sarebbe esso terminato.
    La mia amata alzò infine lo sguardo, mi guardò nuovamente negli occhi col suo sguardo intelligente, mi sorrise, e mi baciò appena. Io non riuscii a dire nulla. Tacqui semplicemente.
    -Così dolce è il dolore che vive nei tuoi occhi, così profonda la tua persona…- mi disse infine lei. Sentii di non meritarmi quelle parole e quei gesti così dolci, ma scelsi nuovamente il silenzio, per cercare nella mia mente un posto sicuro dove accettare il suo puro amore.
    La abbracciai. E così rimanemmo per un istante che sembrò infinito, e che tale volle restare…

     

    SHABUI -23.11-2006-

    November 16

    ARDO

    Ardo d’amore
    Arde in me il desiderio
    Sulle tue labbra
    Di morire

     La tua vista m’è dolce
    Quanto il buio
    E la sua luce

     Ardo di violenza
    Arde in me il desiderio
    Di uccidere
    E poi morire

     La mia vista m’è triste
    Quanto il buio
    E la sua luce infelice

     

    SHABUI -9.11.2006-

    November 06

    TRASFORMAZIONE

    -Hai uno sguardo diverso…più bello direi…- mi disse il mio amico. Era egli una persona che mai avrei pensato potesse uscire dalla mia vita. Ancor oggi così è.
    Scese la notte, spesso in quel periodo non ero in grado di addormentarmi. La notte, col suo silenzio, col suo buio, con la sua spiritualità non permetteva alle mie membra il riposo.
    Quella notte, nonostante il freddo pungente uscii in giardino vestito com’ero, mi sedetti sotto le scure piante rampicanti sul retro del mio garage. Mi accesi una sigaretta e volsi il mio sguardo al firmamento. Una gran tristezza prese possesso del mio cuore. Nonostante il cielo libero da ogni nuvola, pochi erano gli astri visibili all’occhio. Era quella una visione tremendamente triste.
    Solo ventiquattro ore prima ero stato insieme ad una persona che riaccese una piccola luce dentro al mio essere. In quel momento, a distanza di un solo giorno, tutto fu diverso. Dietro alla opaca visione di quello scarso mondo celeste vidi la bellezza di ogni singolo astro. Erano essi lo specchio della nostra civiltà. Non eravamo rimasti forse in pochi a commuoverci per una poesia? Non eravamo rimasti forse in pochi a commuoverci per una melodia? Per un profumo delicato? Per la morte d’un insetto? Per i fiumi inquinati? Per l’aria satura di sporcizie? In quanti piangevamo sinceramente in cuor nostro alla visione di quel mondo distrutto dalle nostre stesse mani? In quanti piangevamo sinceramente in cuor nostro alla visione della nostra anima? Furono queste le domande che mi feci quella notte, queste e molte altre. Così erano le stelle, immerse nella morsa gelida di novembre. Erano rimaste in poche. Le più forti, le più grandi, le più splendenti. Le più fortunate. Solo la fortuna permise a persone a me simili di conservare nel proprio cuore l’innocenza tipica del bambino. L’innocenza che ti permette di stupirti, quindi di sognare, quindi di piangere.
    Una tiepida lacrima rigò il mio viso nel constatare tutto ciò.
    Gli astri ci disprezzavano. Anzi, sempre quello fu il loro ruolo.
    Tornai a casa. Il mio corpo gelato chiedeva di poter tremare per il freddo. Non lo permisi. Tremò invece per la tristezza, fu scosso da singhiozzi convulsi, desiderò la fine, la morte, la liberazione. Desiderò di diventare uno di quei astri che il mondo disprezzano. Che dal mondo vengono disprezzati. Desiderò di implodere scatenando una luce senza eguali.
    Risalii le scale verso casa. Andai in bagno e mi fermai di fronte allo specchio. Notai il mio viso diverso. Cambiato. Ciò che vidi fu un altro me stesso. Rimasi a lungo a contemplare il mio viso, i miei occhi. Ciò che più mi scosse fu il sorriso di quel riflesso irreale. Appena accennato. Profondo. Compiaciuto. Elevato. Il più bello che io abbia mai mostrato al mondo. Era quello il sorriso non di chi è felice. La felicità altro non è che un sentimento esteriore e banale. Era quello il sorriso di chi ha in cuore gioia. Gioia allo stato puro, libero e radicato. Era una gioia sopita per anni, e in quel momento riscaldò tutto il mio essere dall’interno. Fuori solo per pochi fu visibile, quel stesso giorno e nei successivi. Solo per i pochi a cui avevo in precedenza rivelato il mio cuore vessato.
    Andai in camera mia. Mi sdraiai sul letto. Per poco osservai il buio che attorno a me regnava. Il mio cuore sorrise con dolcezza. Immaginai perfettamente l’immagine del mio volto.
    Mi addormentai come da anni ormai non facevo, col sorriso del cuore in viso, con l’innocenza di un bimbo. Con l’Aria di Bach nell’anima.

    Il buio mi divenne d’oro.


    SHABUI -6.11.2006-