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    October 30

    La nostra generazione (II)

    Mi si avvicinò con aria minacciosa, e ancor prima di comprendere cosa stesse succedendo mi ritrovai steso a terra, sanguinante in viso, il cervello intontito dal dolore e incapace sul momento di muovere un solo muscolo del corpo. Guardai verso il mio aggressore e ancor una volta la mia schiena venne attraversata da brividi, le mie mani cominciarono a tremare, e il viso mi si coprì di sudore nonostante il freddo penetrante. I suoi occhi gelidi mi fissavano spalancati all’inverosimile e la bocca un poco dischiusa in un ghigno mi fecero intuire il pericolo nel quale mi ero venuto a trovare. Mi rialzai subito, ancor tremante, sentii le ginocchia deboli. Pensai che non fosse possibile che un essere umano potesse trasmettere tanta malvagità al prossimo.

    Lasciatomi alzare senza opporr resistenza, partì nuovamente all’attacco. Venni investito da una scarica di calci e pugni tanto potenti quanto precisi, sentii le mie ossa stridere sotto quei colpi dettati da una ferocia a me in quel momento inspiegabile. Mi ritrovai nuovamente a terra, stroncato da un calcio laterale che cadde preciso sulla mia tempia, e per un istante stetti per svenire.

    -Alzati!- urlò lui rabbioso, vedendomi contorto dal dolore per terra.

    Ancor una volta quei occhi iniettati di violenza mi fissarono gelidi e folli. Presi allora un respiro, mi rimisi in piedi, mi tolsi la giacca e, mettendomi in guardia, gli dissi di farsi avanti.

    Per anni praticai le arti marziali, e molte volte affrontai combattimenti con avversari fortissimi e motivati, ma mai come quella sera mi stupii dell’abilità di un mio nemico. Non erano i suoi movimenti dettati da nessun stile, era palese che nonostante la precisione e la potenza di quei suoi colpi l’uomo che avevo di fronte fosse un autodidatta, ma nonostante questo per alcuni lunghi minuti non riuscii nemmeno a sfiorarlo. Fui pervaso dalla paura e dall’angoscia, ma a differenza di come accade a molti, quei sentimenti appesantirono soltanto i miei colpi.

    Quando finalmente riuscii a sbatterlo a terra, per un istante mi sembrò di vederlo sorridere, ancor con quegli occhi folli e gelidi, ma sembrò proprio stesse sorridendo,di un ghigno di piacere malato. Non ebbi nemmeno il tempo di pensare a cosa stesse veramente accadendo su quel volto, poiché con un’agilità animalesca me lo ritrovai nuovamente contro.

    Fu uno scambio di colpi grandioso, schizzi di sangue abbellirono il marciapiede sul quale ci trovavamo, per poi venir cancellate da quella pioggia leggera che d’improvviso diventò un acquazzone. Non so dir ora per quanto continuammo, posso solo ricordare la dolce sensazione che ad un certo punto pervase la mia mente. Ancor oggi non so come spiegare la sensazione di pace che provai quella sera, una pace assoluta, una pace contorta, ma talmente intensa che rimase nel mio cuore, e ci resterà per sempre, in ricordo di quella sera che annunciò l’inizio di una nuova vita per me, di una nuova epoca.

    Infine il mio aggressore si piegò sulle ginocchia e cadde sul gelido cemento, privo di coscienza. Mi abbassai per prendere la mia giacca da terra, non con poca fatica, e solo allora mi resi conto che ero circondato da decine di ragazzi dallo sguardo bieco, ognuno in sella ad una moto. Non riuscii a capire cosa stesse succedendo, ma non mi ci volle più di un istante per capire che non mi avrebbero lasciato andar via indisturbato.

    Scesero allora dai loro bolidi, alcuni tirarono fuori coltelli, altri spranghe, altri ancora catene, e poi sfollagente, tirapugni, o semplicemente bottiglie vuote. Mi sorpresi che una tale scena non provocò in me nessuna paura, se paragonata a quella che mi suscitarono gli occhi del ragazzo steso alle mie spalle. Mi vidi tutti loro venirmi contro.

    Non ricordo più oggi cosa pensai in quei istanti terribili.

    Si fermarono tutti ad un certo punto, e un braccio mi cinse il collo con una forza inaudita.

    -Non ti muovere se non vuoi finir ammazzato- mi sussurrò nell’orecchio la voce di quel ragazzo che ancor pochi istanti prima era svenuto alle mie spalle, poi solo un dolore lancinante giunse al mio cervello e quella sera per me finì.

    Mi svegliai il giorno dopo steso sul letto d’un ospedale.

    October 21

    La nostra generazione (I)

    Seguendo la sua indole distorta, ed il suo istinto, quella sera morì. Non ci fu nulla da fare, morì ancor prima che il suo corpo fosse trasportato al vicino ospedale.

    Io quella notte ero su quell’ambulanza, vicino al suo corpo, osservando i suoi ultimi istanti, incapace di reagire a quanto stesse succedendo. Era cosciente, ancor poco prima di spirare, ancor pochi istanti prima mi sorrise, mi guardò negli occhi, e cercò la mia mano con la sua.

    Due giorni dopo vi furono i funerali, ai quali non parteciparono i suoi genitori. Pensai che non li desiderasse nemmeno lui, ma in quel momento mi sembrò comunque una cosa triste.

    Al loro posto vennero, oltre me, decine e decine, forse centinaia, di ragazzi ai quali lui dedicò la sua intera esistenza, non vennero risparmiate lacrime così come non vennero risparmiati gli insulti dettati dal dolore dei presenti. Forse solo io riuscii a capire il vero motivo di quella morte tanto assurda, la morte di un individuo dal cuore straziato che ad alcuno mostrò mai il suo dolore, se non a me, in un’unica occasione. Era lui il simbolo di una generazione, la nostra generazione, una generazione forse malata e corrotta agli occhi estranei al nostro ambiente. Forse in pochi oltre i presenti a quel funerale avrebbero speso buone parole su quell’uomo, forse nemmeno i suoi genitori ne sarebbero stati capaci, forse non ne sarebbe stato capace nemmeno lui.

     

    -Alla fine ti ho trovato- mi disse quella sera un ragazzo sconosciuto, scendendo dalla sua moto nera come la pece, avvicinandosi a me minaccioso.

    Quella sera per la prima volta vedi quel viso chiaro, dai agghiaccianti occhi del color del ghiaccio, il corpo possente e nerissimi capelli scombinati che sembravano mai esser stati pettinati. Una lunga cicatrice attraversava il suo zigomo sinistro, e un giubbotto di pelle nera ormai logoro dal tempo davano a quell’uomo un’aria sinistra e pericolosa.

    Fu una delle rare volte che sentii i brividi corrermi lungo la schiena, annunciatrici di un pericolo che una persona normale non sarebbe mai stata in grado di trasmettere.

    Fu il mio primo incontro con Shun, sotto una leggera pioggia che ben presto sarebbe stata macchiata di caldo sangue, una sera qualunque di dicembre.

     

    October 15

    A volte ritornano...

    Shabui ha attraversato un periodo molto intenso.
    S'è tenuto ben lontano da questo mondo virtuale, sia per mancanza di memoria di esso che per mancanza di tempo fisico.
    A giorni tornerà, con il primo capitolino di un racconto ancora in stesura.
    Ultimamente lo Shabui ha parecchio pensato alla corruzzione generale della propria generazione, provata anche in prima persona.
    Una corruzzione reale quanto poetica, tanto negativa quanto sublime.
    E su questo cardine s'incentra il racconto da lui scritto. Nulla di impegnativo, nulla di complesso. Solo uno spacco sulla Nostra generazione, una generazione folle, assurda, sognatrice, nella quale tutto è lecito per un concetto discutibile di "bene"...
     
    Shabui